Sicurezza: un nuovo approccio

Indispensabile uscire dalla comfort zone delle regole e dal recinto dei pensieri tecnico-normativi.  Senza l’educazione e l’approccio esperienziale  alla sicurezza non è possibile migliorare

Anticipiamo qualsiasi obiezione: chi scrive adora Piero Palmieri e la sua acuta intelligenza, che spazia ben oltre il mondo del sollevamento. E il recente intervento del manager GSR all’evento IPAF Anch’io ha ulteriormente ampliato la stima dell’intera redazione nei suoi confronti. L’incontro bolognese era ovviamente incentrato su un tema fondamentale: la sicurezza, che Palmieri ha affrontato con un taglio decisamente originale, quasi spiazzante, ben al di là di una ristretta visione fatta solo di norme e tecnologia.

Partiamo dai near-miss

Si definisce near-miss (o quasi infortunio) qualsiasi evento, correlato al lavoro, che avrebbe potuto causare un infortunio o un danno. In quest’ottica vale la pena di evidenziare cosa dice la famosa piramide di Heinrich-Bird. Afferma Palmieri: “Questa legge stabilisce che il numero di incidenti sia inversamente proporzionale alla loro gravità. Ovvero che la riduzione al minimo del numero di incidenti minori (base della piramide) porterà a una riduzione degli incidenti gravi (vertice della piramide). Statisticamente, Heinrich spiega che l’88% degli incidenti sono causati da atti non sicuri di persone. Un’analisi semplicistica stabilirebbe dunque che la politica proattiva di riduzione degli incidenti minori garantirebbe in automatico il conseguimento di un elevato livello di sicurezza sul lavoro”.

Piero Palmieri, Product Manager GSR, intervenuto durante l’evento IPAF Anch’io

Fra “Mission Impossible” e “Zero Infortuni”

Continua Palmieri: “anche se le organizzazioni (aziende, controllori, controllati, eccetera) spendessero le loro risorse e le loro energie a gestire o sanzionare tutti i piccoli eventi, otterrebbero uno scarso risultato sulla prevenzione degli eventi più gravi (Mission Impossible). In realtà solo una piccola parte della base della piramide – che chiamiamo ad alto potenziale di incidente (ovvero che può generare infortuni mortali o incidenti rilevanti che possono coinvolgere anche l’ambiente e la popolazione esterna) – mantiene rapporti di causalità con gli eventi più gravi. È su questa parte ad alto potenziale di incidente che dobbiamo concentrare i nostri sforzi ed adeguare le azioni preventive (Zero Infortuni)”.

Consapevolezza e infortuni sul lavoro

Aquesto punto l’analisi sugli infortuni di Palmieri diventa “spietata” e sottolinea come nel nostro specifico ambito, quello del sollevamento, “i dati statistici degli ultimi decenni dimostrano che il progresso tecnico-scientifico non ha intaccato il fenomeno. Viceversa, sul versante sociale, ogni ulteriore inasprimento delle sanzioni e delle regole sembra rappresentare un’inutile minaccia per la maggioranza virtuosa, che già si impegna per rispettare le regole, e viceversa non avvicina certo la minoranza negligente che – per ignoranza, opportunità e contesto sociale tollerante – continua a trasgredire, più o meno consapevolmente, le regole”.

Cercare aiuto altrove

Da tecnico, Palmieri si arrende all’evidenza dei fatti. Ma offre una possibile, alternativa, via d’uscita: “se l’approccio tecnico-normativo-legale fallisce, bisogna cercare l’aiuto di altre discipline scientifiche”. A questo punto lasciamo al box di approfondimento le riflessioni sull’apporto che può dare la filosofia e tiriamo le somme. “È indispensabile”, conclude Palmieri, “un nuovo approccio interdisciplinare. Scienza e tecnologia non bastano. Dobbiamo uscire dalla comfort zone delle regole e dal recinto dei pensieri tecnico-normativi per capire che senza l’educazione e l’approccio esperienziale alla sicurezza non possiamo migliorare. Abbiamo iniziato dicendo che un near-miss è un evento correlato al lavoro ed Heinrich ha riscontrato che l’88% degli incidenti sono causati da atti non sicuri di persone… Diseducazione e disattenzione sono alla base di molti infortuni ma il lavoro non è disgiunto dai valori morali della vita di tutti i giorni e qualcuno dovrebbe affrontare questi argomenti”.

Un excursus tra Socrate e Hobbes

La spettacolare esposizione di Piero Palmieri ha allietato la platea anche con un apprezzato excursus filosofico, che ha preso spunto da un articolo di Luciano Floridi, filosofo e professore di Etica dell’informazione all’università di Oxford, apparso sul Corriere Innovazione a fine 2021. Partendo dalla domanda chiave, “perché siamo cattivi?”, l’etica nei secoli ha dato due dominanti interpretazioni della natura umana per spiegare il male morale. La prima risale a Socrate e, in sostanza, afferma che facciamo del male per ignoranza, non perché siamo cattivi di natura. La seconda è riconducibile a Thomas Hobbes, che al contrario sostiene come il male sia frutto della cattiveria umana al servizio della sua intelligenza, cioè facciamo il male se ci conviene. Sintetizzando: l’umanità è buona ma stupida oppure intelligente ma cattiva. Quindi ci sarebbero due strade: se siamo buoni ma stupidi si deve investire nell’educazione, se invece siamo intelligenti ma cattivi, allora bisogna motivare con leggi e regole. Due visioni apparentemente incompatibili ma che possono trovare una quadra investendo in scienza e tecnologia, per diminuire il male naturale, e in educazione e regole, per limitare il male morale.

La Redazione ringrazia di cuore tutto il team GSR e Piero Palmieri per  la condivisione di questi importanti contenuti e considerazioni e la collaborazione alla loro diffusione. A questo link (https://www.gsrspa.it/news/ipaf-anch-io-2022-l-intervento-di-piero-palmieri) è possibile leggere l’articolo nella sua versione cartacea.